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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

L'abitato

Al centro del paese è inserito un pregevole templio a pozzo realizzato con blocchi calcarei, databile agli ultimi secoli del II millennio a.C. (predio Canopoli). Esso sorgeva nel contesto di un insediamento protosardo che fa di Pérfugas uno dei pochissimi insediamenti dotati di un ''centro preistorico''.

Dell'età romana sono da ricordare gli avanzi di un ponte a sette arcate e tratti di strada lungo gli antichi tracciati che univano le città di Tibula, Olbia e Carales. Alcuni reperti, costituiti da epigrafi e miliari, sono custoditi nel museo locale. Vi sono alcuni che collocano in corrispondenza di Pérfugas l'antico insediamento di Ericium che probabilmente sorgeva in località Monterennu. In realtà il toponimo Pérfugas corrisponde al latino pérfugae 'fuggiaschi, profughi, immigrati', significato perfettamente aderente all'odierno blasone accudìdos 'immigrati', 'accorsi' e al suo peggiorativo accudidìtzos 'raccogliticci' che è da collegare all'antica popolazione protosarda dei Bàlari, un tempo stanziata proprio in Anglona e nel confinante Monteacuto.

I rioni storici dell'abitato insistono su preesistenze medioevali tra le quali i documenti e la tradizione ricordano una torre trecentesca (Sa Turre) appartenuta a Percival Doria, signore dell'Anglona; un'altra torre di minori dimensioni detta Sa Turritta e un complesso edilizio che viene ricordato come Palattu de sos Doria 'Palazzo dei Doria'.Tra le emergenze più significative è da ricordare il Palazzo del Capitolo (secc. XVI-XVII) che fronteggia la chiesa parrocchiale.

Le chiese

Presso il limite orientale dell'abitato sorge l'antica parrocchiale di S. Maria de Foras, chiesa romanica originariamente mononavata restaurata di recente. La sua costruzione è attestata da un'epigrafe del 1160. Di particolare pregio è il monumentale portale dicromo, costruito con blocchi bianchi e rossi disposti a scacchiera, che è il più antico dell'isola. Da questa chiesa proviene l'altare ligneo del 1750 attualmente collocato nel presbiterio della chiesa parrocchiale.

Una tradizione locale tramanda che il nucleo originario dell'odierna parrocchiale intitolata a S. Maria degli Angeli - composto dal presbiterio e dalle due cappelle laterali - rimonti al periodo della signoria doriana sull'Anglona (1284-1409). La relativa antichità del nucleo originario della parrocchiale parrebbe confermata dall'esistenza, sotto il pavimento che precede il presbiterio, di una cripta funeraria a doppia volta. Le fattezze attuali dell'edificio consentono di collocarne la costruzione o la ricostruzione tra la seconda metà del '500 e gli inizi del '600. I quinque libri conservati nella sacrestia attestano che durante il Seicento la chiesa era già divenuta parrocchiale in sostituzione di S. Maria de Foras. Verso la fine del Settecento fu realizzato il campanile, per la costruzione del quale vennero reimpiegati i materiali di una delle due torri medioevali.
Del Seicento è la chiesa intitolata alla Santa Croce, situata nella via Garibaldi. Più recente è la chiesetta dedicata a S. Giovanni, dalla quale prende nome l'omonimo quartiere sorto durante gli ultimi cinquant'anni.

Nel rione di Montiju, annessa a un ricovero gestito da religiose, sorge una moderna cappella intitolata alla Mater Purissima.
S. Vittoria de su Sassu. Nell'agro sorge la chiesetta romanica di Santa Vittoria de su Sassu che fu consacrata nel 1120 e che alcuni confondono con la S. Vittoria di Gavazana, titolo che appartenne all'antica parrocchiale del villaggio di Gavazàna o Battàna che un tempo sorgeva tra Perfugas e Laerru.

Già situata nel territorio di Banzos, dopo l'abbandono di questo villaggio la chiesetta divenne il riferimento cultuale per gli abitanti dell'altopiano del Sassu che lentamente si ripopolò con immigrati di origine corsa provenienti dalla Gallura.

Il titolo di S. Vittoria del Sassu si rileva in una targa lignea del 1836 affissa all'interno della chiesa. Per un caso assai fortunato di questa chiesetta si conservano entrambi i documenti relativi alla consacrazione, avvenuta il 3 aprile 1120, e a una successiva riconsacrazione (3 aprile 1329). Il primo dei due documenti, una pergamena in scrittura carolina, è il più antico che si conservi in Sardegna. Da entrambi i documenti risulta che il monumento era cointitolato a S. Benedetto e S. Nicola, dati che ricordano, da un lato, il primo vescovo di Ampurias e, dall'altro, il fondatore della regola monastica alla quale forse risale la notizia tradizionale di un insediamento monastico; quest'ultimo è testimoniato anche da un fondo attiguo alla chiesa, detto ancora oggi Vignali di li Frati.

A livello archeologico numerosi conci squadrati di fattura medievale, provenienti dallo spoglio di edifici ora scomparsi, sono stati riutilizzati nella costruzione della cosiddetta Casa di l'eremitanu. Alcune tegole embrici di fattura medievale coprono tuttora la casetta del forno.
All'esterno dell'abside si osserva un'epigrafe che rappresenta la più antica documentazione della lingua corsa in Sardegna (sec. XV). Poco distante sorge un antico cimitero a fossa comune, detto localmente Lu Ciappittu.

S. Giorgio Martire. La chiesa di S. Giorgio Martire sorge a poco più di un chilometro dall'abitato in direzione Nord. Fino al sec. XIX era più conosciuta col titolo di S. Giorgio de Ledda che alcuni attribuivano a un presunto villaggio che sarebbe esistito nella località; in realtà il titolo riflette quello del patrono della Catalogna, il megalomartire Sant Jordi de Lydda.

Costruita in posizione panoramica, la chiesa fronteggia un nuraghe omonimo che svetta sull'opposto ciglio di una forra. Edificata entro il primo quarto del '500, fu consacrata quasi certamente il 30 agosto 1528. Nel secolo scorso fu dichiarata monumento nazionale. Lungo il perimetro della corte che la racchiude si osservano le rovine di una serie di fabbricati che per alcuni secoli ospitarono un piccolo insediamento formato da una decina di famiglie pastorali dedite alla conduzione degli armenti del santuario. Nel Seicento il santuario assurse a fama regionale per i molti miracoli del titolare sugli indemoniati. Dopo la metà dell'Ottocento le costruzioni della corte cominciarono a rovinare; qualche tempo dopo nacque la leggenda di un convento mai esistito.

All'interno della chiesa, caratterizzato da un'ampia navata racchiusa da eleganti arconi, spiccava il monumentale retablo 'polittico' cinquecentesco attribuito a un Maestro di Perfugas e articolato in 23 grandi tavole oltre ad altre 23 di minori dimensioni che rappresentano il ciclo della vita del Cristo, i santi titolari della chiesa (S. Giorgio) e della provincia ecclesiastica (S. Gavino) cui fanno corona figure di santi e di alti dignitari. Attualmente il retablo è custodito nella chiesa parrocchiale mentre nel santuario è stata collocata una gigantografia.

Ai lati del presbiterio sorgono due altari architettonici dedicati a S. Margherita e a S. Pancrazio. Il santo titolare si festeggia nella ricorrenza annuale (23 aprile) e il Lunedì dell'Angelo. Nei documenti resta testimonianza di grandi onoranze che si tenevano nell'anniversario della consacrazione (30 agosto) e che prevedevano anche una fiera e una spericolata àrdia.

Testi di prof. Mauro Maxia

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